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lunedì, gennaio 29, 2007

MIKA


MIKA, 23 anni, è il personaggio emergente del momento, sia a livello di musica che come, nuova, probabile icona del panorama gay. Gli viene attribuita una qualità vocale e artistica molto impegnativa, nonchè prestigiosa: niente di meno che essere un epigono di Freddie Mercury. Elementi in comune ce ne sono. La voce, sicuramente notevole e virtuosa, che "salta all' orecchio" in questo panorama musicale odierno, dove di artisti davvero dotati ce ne sono pochini, essendo molto basato sull' immagine e il personaggio costruito... E pure Mike suona molto bene il pianoforte. Inoltre: l' orientamento sessuale, perchè Mika non fà certo mistero di essere gay. La nascita e l' infanzia in un paese non europeo (Libano, Beirut) è un altro elemento in comune con Freddie, che nacque e visse nello Zanzibar. Per Mika sembra arrivato il momento del successo, anche grazie al suo sito su MySpace e al fatto che il brano del video qui sotto è uno dei più scaricati dal web. Tutti lo vogliono e ne parlano. Brian May, il chitarrista dei Queen, gli ha inviato un messaggio di apprezzamento dopo avere sentito come canta. Non resta che ascoltarsi bene il primo album di Mika, di cui fà parte "Grace Kelly", Life in cartoon motion (sempre che sia un genere musicale che interessa). Sono abbastanza curioso. Poi scriverò mie impressioni qui.


MIKA - "GRACE KELLY" (2007)

E qui sotto, Mika dal vivo, con un' altro brano presente su Life in carton motion. Usa un falsetto che molto esplicitamente rimanda a Jimmy Sommerville dei Bronski Beat.


MIKA - "Relax Take It Easy" at Ronnie Scott's showcase

mercoledì, gennaio 24, 2007

CORVUS CORAX

I Corvus Corax sono un gruppo tedesco noto per suonare musica medievale utilizzando strumenti dell'epoca in abbondanza. Prendono il nome dal corvo comune. Si formano nel 1989, quando Castus Rabensang e Venustus iniziano a collaborare. Spesso usano le cornamuse come strumento per assoli, e le loro perfomance live attirano l'attenzione per il look bizarro dei componenti, isporato alla mitologia greca antica. Attualmente il gruppo è formato da otto memebri permanenti : Ardor vom Venushügel, Castus Rabensang, Patrick der Kalauer, Harmann der Drescher, Hatz, Meister Selbfried, Teufel e Wim. Il gruppo lavora con l'etichetta Pica Records in Europa e Noir Records negli USA. I progetti dei Cantus Buranus finora sono stati rilasciati in Europa tramite la Roadrunner Europe.
(da Wikipedia)

Li ho scoperti da poco! Mi piacciono!....

CORVUS CORAX


giovedì, gennaio 04, 2007

C.R.A.Z.Y. ORA IN DVD


Se ve lo siete persi al cinema, adesso potrete rifarvi, visto che è uscito in DVD all' inzio dello scorso dicembre. D' altra parte nelle sale è stato davvero pochi giorni. Non ha goduto di una buona distribuzione e pubblicità. Ma non è un film di cassetta, non è americano, ecc... ecc... E' la sorte che tocca alla maggior parte dei film di qualità e "alternativi", anche nel messaggio. Qui c' è un po' di tutto. Il tema della scoperta dell' identità, la trasgressione, la ricerca della felicità con sè stessi e il cercare l' equilibrio con le propie radici, la diversità sessuale e anche un po' il rapporto con l' aspetto "mistico" della vita. Ho scritto, a suo tempo, una recensione particolareggiata di questo bel film. Degna di nota anche la musica, che parte dai '70 e arriva fino agli '80 inoltrati. Per chi ha attraversato del tutto o in parte quelle decadi ed ora vive apertamente il propio orientamento gay, questo film potrebbe suscitare emozioni e "flash" familiari. Consigliato.

mercoledì, gennaio 03, 2007

DEAD CAN DANCE TRIBUTE

Lascio alle brevi noti biografiche in fondo al post il compito di completare la loro presentazione. Si tratta di uno di quei gruppi che hanno creato un genere, senza farne parte, in seguito diventando "trasversali" a categorie, classificazioni e stili. Una capacità che hanno solo i grandi artisiti. Molti non sanno che parecchio di ciò che si sente in giro è stato da loro influenzato, da quello che hanno fatto. Insieme e come solisti. In particolare la cantante (Lisa Gerrard). E' sua la voce femminile che sottolinea le emozioni musicali nelle scene nel film "Il Gladiatore", di Ridley Scott, poi diventata musica tormentone dello spot di una famosa serie di merendine e simili. Suo il lamento sacro che qualche tempo fà la Telecom usò nel suo spot che celebrava Gandhi ("Sacrifice", con Pieter Bourke). Poi, tante altre cose. Chi scrive li vide a Milano il 24 marzo 2005 (me li ero persi quando vennero la prima volta in Italia nei primi anni '80). Conoscerli, al di là dei gusti musicali personali, è un arricchimento per chiunque.

La loro discografia è costell
ata di tanti piccoli/grandi capolavori che hanno fatto la storia prima di un certo gothic style, poi di un genere medioevale, celtico, sacro ed etnico... La voce della Gerrard resta una meraviglia senza tempo, perfino imbarazzante nella sua capacità e bellezza. L' estensione vocale che quella sera riempì il Teatro del Verme, a Milano, in particolare in alcuni brani di solo voce, non è cosa comune da sentire. L' imbarazzo cui alludo qui sopra è pensando a certe cantanti attuali: se sentono la tecnica e l' intensità della Gerrard (che fà benissimo capire di essere in grado di cantare qualsiasi cosa, se volesse) gli viene forse voglia di cambiare mestiere. Stupenda anche la voce, la figura e il talento compositivo/strumentistico di Brendan Perry.... Ma parlarne è riduttivo. Toglietevi la curiosità di sentire qualcosa di loro.

"I Dead Can Dance sono un duo musicale anglo-australiano composto da Lisa Gerrard e Brendan Perry. Il gruppo nasce a Melbourne nel 1981, si scioglie nel 1998 e viene riunito per un tour mondiale nel 2005. Dopo un inizio non troppo fortunato in Australia, i due si trasferiscono a Londra, dove dopo un anno firmano un contratto con l'etichetta discografica indipendente 4AD - etichetta di punta della scena alternativa britannica - di cui diventano una delle band più importanti. Durante gli anni '80 confezionano album dallo stile caratteristico che raccolgono attorno a loro un nutrito gruppo di appassionati. Una decina di anni dopo i due artisti cominciano a lavorare a progetti solisti, la Gerrard torna in Australia, mentre Perry acquista una chiesa sconsacrata in Irlanda, la Quivy Church, e vi si sposta per viverci e lavorare. Assegnare un genere definito alla loro produzione musicale non è semplice, tuttavia si possono individuare alcune fasi, tutte contraddistinte da una precisa ricerca etnologica e musicale. I loro primi album rientrano certamente in un filone di gothic rock, cui seguono alcune esplorazioni del repertorio europeo medievale e successivamente l'esplorazione delle tradizioni persiana e aborigena australiana. Cifra stilistica del duo sono le voci dei due artisti e la cura degli arrangiamenti".
(da Wikipedia)

DEAD CAN DANCE - Dead Can Dance (4AD, 1984) - Garden Of The Arcane Delights (Spleen And Ideal, 1984) - Spleen And Ideal (4AD, 1986) - Within The Realm Of A Dying Sun (4AD, 1987) - The Serpent's Egg (4AD, 1988) - Aion (4AD, 1990) - A Passage In Time (anthology, Rykodisc, 1991) - Into The Labyrinth (4AD, 1993) - Toward The Within (4AD, 1994) - Spiritchaser (4AD, 1996)

BRENDAN PERRY - The Eye Of The Hunter (4AD, 1999)

LISA GERRARD - The Mirror Pool (4AD, 1995) - Duality (Warner, 1998) - Whale Rider O.S.T. (4AD, 2003) - Immortal Memory (4AD, 2004)




DEAD CAN DANCE - "YULUNGA" (1993)


LISA GERRARD & PIETER BOURKE - "THE HUMAN GAME" (1998)

lunedì, gennaio 01, 2007

AUGURI DI UN BUON 2007



GENE LOVES JEZEBEL - "DESIRE" (1986)

Perchè mai inaugurare il 2007 qui sul blog con questo video dei Gene Loves Jezebel? Lo spunto mi è venuto per caso. Stavo prima ascoltando la radio attraverso il web, una di quelle che ti permette di selezionare la stazione del genere preferito. Potete immaginare quale sia il mio (o almeno uno di essi). Così a un certo punto hanno dato "Desire", che non ascoltavo da un pezzo. E' una canzone che ho sempre amato in particolar modo, non so perchè.... L' ho preso come un buon segno per questo inizio 2007: mi ha emozionato e resuscitato brividi che avevo dimenticato. Loro non sono uno dei gruppi più famosi della scena dark-goth anni '80, però credo abbiano fatto belle cose, meritavano più fortuna e successo. Sicuramente, soprattutto il cantante, una figura anticipatoria in fatto di ambiguità. "Desire" è un pezzo che, se fossi un DJ o lavorassi nella musica, rivisiterei o riproporrei in qualche modo. Per tornare al capodanno/inizio anno, è andato bene. Molto diverso dai miei soliti e con gente nuova, tranquillo (alle 2 ero già a casa) e con tanto di rito buddista relativo, poco dopo la mezzanotte, assieme a una mia amica. Ci tenevo molto. Anche perchè si pensano e si esprimono in forma "sacralizzata" gli obiettivi per il nuovo anno. E il giorno prima di capodanno c è stato un evento, una nuova conoscenza con un tipo, che forse è legato a questi miei obiettivi per il 2007. Non mi riferisco solo a quello di trovare un partner, ma anche all' idea di un rinnovamento dei miei contatti e conoscenze, in generale.... Ne sento il bisogno. Se siete curiosi, qui di seguito alcune note biografiche sui Gene e sull' origine del loro nome. Più sotto, il testo del pezzo.


JEZEBEL, in ebraico, significa “casto, virtuoso, senza idolatria”. Niente di più fuorviante e ironico per descrivere l’omonima principessa fenicia che riesce a sposare il re Ahab (o Acabbo) di Israele nel 878-852 a. c. Jezebel arrivò a sfidare direttamente Dio e a tentare di rovesciarne l’adorazione introducendo il culto di Baal. Bene, di per sè Baal è un termine neutro perché significa “signore, padrone”, e infatti esisteva una specie di politeismo-baal (Baalim nella Bibbia) di adoratori chi di Belzebù (il signore delle mosche) chi di Baal-berith (il signore dell’alleanza) ecc. In sostanza erano culti simili nelle intenzioni (invocare fertilità e fecondita), simbologia (spesso un toro) e rituali (la Bibbia chiama i ministri del culto baalico spregiativamente “prostituti e prostitute”).
Jezebel fece arrivare 450 turbolenti profeti fenici dedicandosi con loro ai rituali più estremi, da orge a sacrifici umani (anche di bambini). Idolatria pura insomma. Jezebel però era una brava moglie. Visto che il malcontento di Ahab per l’impossibilità di ottenere il vigneto di un certo Naboth la nostra non si scompone e manda dei sicari a lapidarlo. La pacchia finisce quando il profeta Elia riesce a far uccidere i 450 colleghi baalisti e poco dopo Achab muore dissanguato dopo un combattimento. Una freccia scagliata casualmente da grande distanza da un’arciere nemico riesce infatti a conficcarsi in un interstizio della sua armatura. Jezebel invece verrà gettata dalla finestra da 3 eunuchi (!) e il suo corpo verrà calpestato dai cavalli e orrendamente straziato dai cani (come previsto da Elia). Ne resteranno solo la testa, una mano e un piede.


GENE LOVES JEZEBEL
I due gemelli Jay e Michael Aston, iniziarono a suonare nel 1980 quando formarono gli Slav Arian col chitarrista Ian Hudson ed una drum machine. Nel 1981 il gruppo si spostò dal South Wales a Londra formando i Gene Loves Jezebel. Nel 1982 dopo il singolo "Shavin my neck", si aggiunse alla band il bassista Julianne Regan ed il batterista Dick Hawkins. Regan abbandonò quasi subito formando il gruppo "All About Eve" lasciando al basso Hudson e Aston fino all'arrivo nel 1984 di Peter Rizzo. Anche Hawkins lasciò per un periodo sostituito da John Murphy e poi da Steve Goulding ma si riunì al gruppo nel 1983. I Gene Loves Jezebel, realizzano due singoli nel 1983 prima del loro album di esordio "Promise" che scalò le classifiche inglesi. Nel 1984 il gruppo registra una Peel Session per la BBC e realizza un tour in America con John Cale. Dopo il ritorno in Inghilterra pubblicano il singolo "Influenza (Relapse)" e "Shame (Whole hearth howl)", ma solo dopo un anno esce il secondo album "Immigrant" (metà del 1985) che vede il contributo del batterista Marcus Gilvear al posto di Dick Hawkins. Dopo il grande successo di questo album e dopo un pesantissimo tour in America, Hudson lascia e viene rimpiazzato dall'ex chitarrista dei Generation X, James Stevenson. Il 1986 vede la rottura dell'accordo con la Beggars Banquet, e i successivi successi del gruppo soprattutto con il singolo "Sweetest Thing" e con l'album "Discover" che include una limited edition dell'album dal vivo intitolato "Glad to be Alive". Chris Bell diventa il quinto batterista del gruppo che nella fine del 1987 realizza il quarto album dal titolo "The House Of Dolls" di cui ricordiamo il singolo "The motion of love" piazzatosi con onore anche nelle classifiche americane. Nella metà del 1989 si registra un passaggio a sonorità decisamente dance con il singolo "Heartache" ma cosa più importante dell'anno è sicuramente quella dell'abbandono di Michael Aston. In breve tempo, i Gene Loves Jezebel raggiungono le vette della classifica americana soprattutto con il singolo "Jealous" di "Kiss of Life" (agosto 1990). Due anni dopo realizzano "Heavenly Bodies" e dopo qualche sporadico live show il gruppo si separa. Nei primi mesi del 1992 Michael Aston, lavora con un nuovo gruppo dal nome "The Immigrants" ed intorno al 1994 riforma il gruppo con il nome di "Edith Grove", realizzando anche un album. I due gemelli ritornano a lavorare insieme, lo stesso anno, registrando nel settembre 1995 una compilation con Stevenson Bell e Rizzo. Mentre Jay realizza lavori come solista, Michael prende parte ai lavori di un gruppo dal nome "Scenic" realizzando un album da solista dal titolo "Why me, Why this, Why now". Nel 1998 i Gene Loves Jezebel si riuniscono per la realizzazione di "VII" con etichetta Robinson Records. Questo lavoro fu seguito lo stesso anno da "Love Lies Bleeding" e "Live in Vodoo City".

"DESIRE"

Oh sugar I've been missing you.
And I've been wondering, where it is you're
hiding.
I've been a ball of fire in your arms desire.
And I've been
wondering, where it is you're hiding.
What you get is what you
seek.
Desire.
What you get is what you seek.
Desire.
Oh honey, I won't be kissing you.
And I've been wondering, where it is you're
hiding.
I've been a ball of fire in your arms desire.
And I've been
wondering, where it is you're hiding.
I've had my ears to the ground, to
the ground.
I'm just trying to find out what you're hiding.
What is the
mystery?

domenica, dicembre 17, 2006

SWEET EURYTHMICS



EURYTHMICS - "SWEET DREAMS" (Are Made of This) (1983)

Ma sì.... lasciamoci prendere (e continuare) con il "remember" anni '80. Non tanto perchè vanno di moda e un pezzo come quello del video qui sopra continui a essere un "evergreen", gettonato e strasuonato, ma perchè io credo da quel periodo si possono trarre ancora parecchi spunti di riflessione - e confronto - di vario tipo. In genere le persone, a proposito degli '80, si dividono in 2 grandi categorie: quelli che pensano che siano stati anni dove è stata prodotta la musica più brutta; e viceversa coloro che pensano sia stata invece musicalmente una decade di grande creatività e bellezza. Io ovviamente appertengo al secondo gruppo. Quello che a me torna, a livello di confronto coi tempi attuali, è l' amarezza per il constatare che le speranze che si nutrivano allora per il mondo, il benessere della gente, la qualità dell' arte e della cultura, siano state deluse. Allora, a prescindere dal genere preferito (dark, electro-pop, punk, new-wave, ecc....) si respirava un' aria di sogno in procinto di realizzarsi. Una elettricità creativa che sembrava presagire una fioritura, una specie di rinascimento artistico/culturale. C' era senz' altro più magia e capacità di creare. Molte cose dello stile di quei tempi oggi possono apparire forse un po' pacchiane e buffe, però io credo che la "bellezza" che c' era era tutt' altra cosa (in senso di meglio). E i tempi bui, gravati di negatività e retrocessione spirituale, politica e culturale che viviamo, esasperano questo contrasto. Ci mostrano come, purtroppo, quel "rinascimento" non ci sia stato. Ma è stato bello sognare: almeno furono "dolci sogni", appunto. In quanto a loro, gli Eurythmics, penso ci sia poco da commentare. Basta guardare il video e soprattutto lei: icona androgina fascinosissima e bellissima, che in fatto di look, ambiguità, immagine e voce, ha ancora parecchio da insegnare a molti artisti attuali.

sabato, dicembre 02, 2006

MENO DI ZERO

Così, il Renato "nazionale" si è tirato addosso gli strali di praticamente tutta la comunità gay italiana. L' uscita fatta alla scorsa "Domenica In" non è piaciuta. Davanti a Pippo Baudo, commentando un vecchio video di una sua canzone, dove si vede lui stesso alla visita di leva, avrebbe detto più o meno che ostentare la sua omosessualità gli è giusto tornato utile per evitare il servizio militare. Si tratterebbe di un annedoto reale della sua vita. Aggiungendo, dulcis in fundo, che in realtà è "fatto di ben altra pasta", anche alludendo ai suoi attributi maschili intimi (di cui dubitarono all' ufficio della visita militare in questione)... Resta in dubbio l' ambiguità dell' affermazione: "l' altra pasta", intesa come una sua eterosessualità (che sarebbe pura fantascienza)?... O forse alludeva, Zero, a una sua virilità sessuale a prescindere dall' orientamento?... Fatto stà che si tratta di parole che hanno infastidito e suscitato reazioni, che arrivano al boicottaggio dei suoi pezzi in tutti i circuiti e locali gay. E lui in seguito avrebbe fatto una specie di rettifica/rivendicazione. Che più o meno sarebbe: "se oggi in Italia i gay si muovono, hanno visibilità e una certa identità, è grazie alla strada da lui spianata molti anni fà" e anche che "le cose dette a Domenica In erano condizionate dal momento di fascia protetta"... Che in altre parole vorrebbe dire che in Italia, nel 2006, anche un artista come lui, in un momento pubblico di televisione è meglio che non dichiari la sua omosessualità (pur se è nota perfino ai sassi). Trovo molto più sconcertante quest' ultimo ragionamento, indicativo di cosa significa vivere in Italia e in particolar modo se si è artisti... La paura di perdere una fetta di mercato e vendere un certo numero di cd in meno, deve essere davvero consistente. Gli spunti di riflessione e il contraddittorio non mancano. Nella terra dello Stivale - che nel suo bel mezzo o, meglio ancora, sullo stomaco - ha uno "stato", lo stato di un certo signore che molti ritengono il successore di Cristo in terra (mentre Cristo possedeva a malapena i sandali e la tunica che portava) il gay "della porta accanto", che magari lavora in un ufficio, o in un supermercato, ha ancora problemi di visibilità, tolleranza, accettazione, rispetto diritti elementari, soprattutto se ha la fortuna di dividere vita e beni materiali con un partner. Il gay artista che ha iniziato molti anni fà e tra talento, fortuna, determinazione, è "arrivato", può muoversi in modo privilegiato. Gli è "concesso" di essere diverso perchè in fondo è un "artista", purchè non ne parli troppo e non ne faccia una bandiera. Denaro e fama, conoscenze, favoritismi e prestigio aprono di sicuro porte per vivere e sublimare la propia omosessualità che probabilmente il gay "della porta accanto" spesso non ha. E così abbiamo i Zero, i Zeffirelli, i Pasolini, i Versace, gli Armani, e in una certa misura ci metto dentro anche i Busi e i Cecchi Paone. Certo, non tutti sono rappresentativi della cosa allo stesso modo, ma hanno senza dubbio dei "minimi comun denominatori" tutti italiani, penso. Forse fà una brillante eccezione un Busi incazzato, che in dirette televisive sproloquia sulla sua vita sessuale e giustamente spara a zero sulla Chiesa Cattolica. E probabilmente molti ormai non notano più che in virtù del fatto che è "Aldo Busi" gli vengono concesse cose che altri se le sognerebbero o le pagherebbero care, come minimo banditi dalla TV per chissà quanto tempo. Per tornare a Renato Zero, non condivido nemmeno io il suo atteggiamento, anche perchè questi "artisti gay" arrivati e privilegiati - ai quali nessuno toglie il merito di essere state figure trasgressive e di rottura, in molti casi "avanti" rispetto i tempi - si comportano da veri, capricciosi, imperatori egocentrici. Non gli importa nulla di impugnare una bandiera, sposare una causa per chi è come loro, ma meno fortunato e visibile, tanto sono centrati su sè stessi e sul loro status privilegiato. Quindi un bel "zero" di voto a Zero e simili. Ma anche - e forse con un "meno" - a certa parte della comunità gay italiana, che è pronta a protestare contro un uscita come quella di Zero, boicottarne le canzoni, ritenersi offesa.... Ma molto meno pronta a protestare in maniera incisiva contro una maggioranza politica sinistroide cui è allineata e dovrebbe veramente rappresentarla (ma lo fà molto poco e male, a mio parere); molto meno agguerrita nel rivendicare promesse "prodiane" su certi diritti mai mantenute o comunque in ritardo di percorso; poco sveglia nel contestare con ben più veemenza e sdegno a gran parte della sinistra il consueto, italiano, ossequio incondizionato alla Chiesa. Purtroppo posizioni davvero laiche e progressiste come quelle della "Rosa nel Pugno", cui ho dato il mio voto, non hanno molta voce in capitolo.

venerdì, novembre 24, 2006

A COLDPLAY' S TREASURE



COLDPLAY "TALK" - (2005)

Li ho scoperti tardi i Coldplay. Cioè: avevo visto/sentito le canzoni e i video distrattamente... Capivo che mi piacevano. Sono indubbiamente un gruppo che porta in sè molto di un certo passato della musica "anni '80", anche se rielaborata in modo originale. Il loro sound è decisamente bello, fascinoso, raffinato; la voce di Chris Martin penso che possieda quella particolarità che era propia solo a certi artisti e rock star degli anni 70/80... Cioè: al di là dell' essere dotato, è una questione di personalità, del creare uno stile immediatamente riconoscibile. Di quelli che poi verranno imitati, o adottati come termine di paragone. Questo pezzo, "Talk", è uno dei miei prediletti dall' album "X & Y". Il video lo trovo incantevole e anche un po' buffo, nel suo citare un film del 1956: "Il pianeta proibito", un classico della fantascienza.

martedì, novembre 21, 2006

UNA CANZONE PER RIDERE E SPERARE :)



DURAN DURAN "WHAT HAPPENS TOMORROW" - (2005)

Semplicemente, una grande, bella canzone, che pur se orecchiabile, non ti stancheresti mai di sentire... Ci associo le mie riflessioni più piene di speranza per il futuro. Per un "bel futuro", non solo mio, ma di tutti gli esseri umani. E' una gara dura visti i tempi che viviamo, ma bisogna pur pensare anche così, ogni tanto. La nomino musica per un mio "spot immaginario", dedicato a tutti quelli che non si scordano mai, ogni tanto, oltre che di sperare, anche di ridere un po' di se stessi e della vita. Qui di seguito la traduzione.


BAMBINO, NON PREOCCUPARTI, E' GIA' ABBASTANZA CHE STAI CRESCENDO IN FRETTA.
TI BUTTANO GIU' LE NOTIZIE CHE TI VENDONO,
PER METTERTI IN TESTA CHE TUTTO IL GENERE UMANO E' UN FALLIMENTO.

MA NESSUNO SA COSA SUCCEDERA' DOMANI
CERCHIAMO DI NON MOSTRARE
QUANTO SPAVENTATI SIAMO.

SE MI AMI TI PROTEGGERO'
IN OGNI MODO POSSIBILE.
DEVI CREDERE
CHE ANDRA' TUTTO BENE ALLA FINE.

LOTTANDO, PERCHE' SIAMO COSI VICINI
CI SONO DELLE VOLTE IN CUI PUNIAMO LE PERSONE DI CUI ABBIAMO PIU' BISOGNO,
MA NONOSTANTE TUTTO NON POSSIAMO ASPETTARE UN SALVATORE
SOLO NOI SIAMO RESPONSABILI PER QUESTO COMPORTAMENTO.

E NESSUNO SA
COSA ACCADRA' DOMANI
CERCHIAMO DI NON MOSTRARE
QUANTO SPAVENTATI SIAMO.

SEMBRERESTI IN SOLITUDINE
SE TU FOSSI L'UNICA STELLA NELLA NOTTE?

DEVI CREDERE
CHE ANDRA' TUTTO BENE ALLA FINE
DEVI CREDERE
CHE ANDRA' TUTTO BENE DI NUOVO.

IL TEMPO E' UNA GOMMA, UN FIUME SILENZIOSO E GHIACCIATO (CHE CI CONGELA)
CHE SCORRE PROFONDO, PROFONDO E VELOCE
ABBASTANZA DA PERDERSI NELLA CORRENTE
SPAZZANDO VIA TUTTO
QUESTE PICCOLE VITE SIGNIFICANO TUTTO.

E NESSUNO SA
COSA ACCADRA' DOMANI
ALLORA NON LASCIARTI ANDARE
SIAMO ANDATI LONTANI

STRINGI LA MIA MANO PER FAVORE
CAPISCIMI
NON SEI MAI SOLO

sabato, novembre 18, 2006

BAUHAUS' SPIRIT



BAUHAUS "SPIRIT" - (1982)

Oggi mi è ritornata alla mente questa canzone. E ovviamente loro: i folletti/spettri della musica gothic-dark anni '80, i Bauhaus... Che veramente, assieme ad altri, l' hanno inventata. I discorsi sulla nostalgia sarebbero retorici. Non li faccio, e mi godo il pezzo che non è magari uno dei più conosciuti, forse nemmeno uno dei loro vertici, ma a me piace. E poi vale la pena vedere lo spettro Peter Murphy che svolazza e si muove come solo lui sapeva fare, con quegli occhi ghiaccio...

mercoledì, novembre 08, 2006

SKIN OF GODS



THE YOUNG GODS "SKINFLOWER" - (1992)

Proseguendo con pezzi di anni fà.... E col gusto di scovare gruppi che per molti saranno sconosciuti. Questi Young Gods, svizzeri, hanno avuto il loro momento negli ambienti rockettari "alternativi" di inizio '90. "Skinflower" è una delle mie canzoni preferite: bello il riff di chitarra effettato con l' eco, il cantato cattivo ma attraente, la batteria "scudisciante"...

martedì, novembre 07, 2006

ENJOY I DEPECHE



Depeche Mode - Enjoy The Silence (1990)

Una delle canzoni dei Depeche Mode senz' altro tra le mie preferite. Penso che può essere uno di quei pezzi che rappresentano bene tutto un certo genere musicale, soprattutto anni '80 ma, anche, includente la prima metà dei '90...
Un genere che credo non abbia nulla da invidiare a certo pop attuale. Anzi.

domenica, novembre 05, 2006

RICORDANDO I DISCIPLINATHA

Ormai è 10 anni che si sono sciolti. Scorazzando per YouTube ho trovato il video di "Up patriots to arms", cover di Battiato. Li conoscevo benino: quella che era la cantante è mia sorella :)



"UP PATRIOTS TO ARMS!" (1994)


Il testo che segue è tratto da un blog (http://theskiesarefullofwine.splinder.com/archive/2005-10). Mi è piaciuta come presentazione-biografia su di loro, quindi niente di meglio che allegarla a questo post...

[mi sa che glielo dovevo] i Disciplinatha sono stati tra i migliori gruppi italiani della prima metà degli anni ’90. non c’è dubbio su questo. già attivi su finire degli anni ’80, è del 1988 il loro primo ep, abbiamo pazientato 40 anni. ora basta, col quale creano non pochi fraintendimenti utilizzando un campionamento della voce del tristemente famoso dittatore pelato proprio nel pezzo che apre il suddetto ep, addis abeba, un muscoloso brano tutto chitarre acide e distorte e tastiere orchestrali sostenute da un’aggressiva batteria. musicalmente i disciplinatha del primo ep propongono una miscela di punk, metal, elettronica industriale e finanche hardcore. i testi, in inglese, riuscivano ad essere politici senza suonare retorici o populisti. elemento caratterizzante del gruppo era la chitarra di dario parisini, che poi vedremo anche in una delle ultime versioni dei massimo volume, sempre puntuale nel disegnare riff veloci e taglienti giocati sull’uso dissennato di armonici e leva del vibrato nonché su assoli quasi commoventi nella loro sfacciata tamarraggine, come quello che apre disciplinatha canto del potere. tracce di hardcore contaminano i due pezzi successivi, milizia, coperta da strati di wha wha, e retorika, mentre leopoli, anche questa sommersa da valanghe di chitarre inacidite, svela le già più che intuibili similitudini con i killing joke. la formazione a quattro che registra il primo ep, con crisi di valori del 1991, si allarga con l’ingresso di una nuova bassista, roberta vicinelli, e vanessa vignini, che lascerà poi il gruppo prima del successivo album, e valeria cevolani che vanno ad affiancare cristiano santini alla voce. per evitare ulteriori fraintendimenti sulla copertina del disco compare la scritta non siamo di destra, anzi, siamo buoni. i testi finalmente in italiano sono un atto di accusa contro lo stato delle cose “preoccupante. non si sente più pensare. preoccupante. ricominciano a sparare. figli della grassa pace continentale”. nazioni è un grido strozzato, rivela le radici più industrial del gruppo, alternando campionamenti a velocissimi stacchi hardcore. sono gli anni della guerra in jugoslavia e frasi come “fate presto voi a parlare, europa unita, indipendente! cadaveri al risveglio, smaniosi di ricominciare a morte! guardano dietro di sé per imitare” disegnano un triste parallelo con un passato di cui tutto è “già visto, già detto, già fatto, provato, razze, pure, etnie, frontiere”. crisi di valori riprende gli stessi schemi inserendo ancora voci campionate a ripetere l’estenuante ritornello crisidivaloricrisicrisicrisidivalori, e rappresenta lo sbandamento di una generazione svuotata di tutto, quella uscita dagli anni ’80 e che si affaccia ai ‘90. nel 1994 esce un mondo nuovo. il disco è un piccolo capolavoro, a mio avviso uno dei più importanti di quegli anni, al pari di lungo i bordi dei massimo volume. il suono del gruppo è finalmente a fuoco e definito, le voci maschile e femminile si alternano, gli stacchi più elettronici sono più mirati e perfettamente integrati con le chitarre di parisini che continua a macinare riff ma senza ricoprire il resto. è un equilibrio praticamente perfetto tra le varie parti che compongono la band. l’urlo rauco dei primi due ep diventa meno aggressivo e più melodico riuscendo però a conservare la rabbia degli inizi. qualche passaggio potrebbe addirittura rimandare ai nine inch nails. ma la formula del gruppo è finalmente originale e riesce a distaccarsi da qualsiasi modello. il suono dei disciplinatha è ormai un marchio di fabbrica, originale e perfettamente riconoscibile. le canzoni, ascoltate oggi, undici anni dopo l’uscita del disco, non perdono un grammo della loro efficacia, tantomeno i testi. quasi inutile citare un pezzo, sarebbe fare torto a una delle opere più complete della musica alternativa negli anni ’90 in italia. passeranno due anni e purtroppo primigenia, ultimo disco firmato disciplinatha, non saprà ripetersi sugli stessi livelli, risultando anzi un album del tutto trascurabile. il gruppo subito dopo si scioglierà. come forse era giusto che fosse, che niente dura sempre. ciò non toglie che disciplinatha sia stato un gruppo a dir poco seminale. meritava sicuramente di più del posto che ha occupato.



discografia

abbiamo pazientato 40 anni. ora basta. (1988, ep)

crisi di valori (1991, ep)

maciste contro tutti (1993) - live con c.s.i. e üstmamò

un mondo nuovo (1994)

a raccolta (1995) - riunisce i due ep e registrazioni live

primigenia (1996)

compaiono inoltre sulla compilation materiale resistente con il brano vi ricordate quel 18 aprile

(scritto da "gattopower")

lunedì, ottobre 30, 2006

LA REGINA DEL PUNK E DEL DARK


Come iniziare questo post dedicato a Siouxsie? E' un po' di tempo che volevo dare "corpo" alla mia devozionale e antica ammirazione per la diafana, notturna, inimitabile Susan Janet Dallion - il suo vero nome. Dargli adesso una forma, una traccia, è per me quasi necessario. Ho vissuto tutta l 'ondata prima punk, poi dark e new wave che nei primi anni '80 arrivò fortunatamente anche in Italia, dove imperversava la disco music e il vecchio, pomposo e stanco rock dei '70. Ci furono nomi che segnarono e si impressero per sempre nel DNA (mio e di tanti altri) di ex "punkettari" e "darkettoni", nomi che sono diventati per sempre "pietre angolari" delle nostre emozioni, vite, sogni, incubi e bellezza di quegli anni (JoyDivision, Cure, Sisters of Mercy...tanto per citarne alcuni). Ma soprattutto della poesia. Oscura finchè si vuole, ma sublime poesia. E lei, la grande sacerdotessa del punk e del dark, Siouxsie Siouxs, è stata senza dubbio per me la "punta di diamante" in questo senso. Attorno a lei nacque il gruppo Siouxsie and the Banshees, tra la fine dei '70 e l' inzio degli '80. Per diversi anni e attraverso vari album e cambi di formazione, la band fù per Susan lo spazio dove sarebbe diventata quello che è. Le note di "Christine", "Happy House", "Spellbound" sono state come delle perle metalliche, arcane, notturne ma, allo stesso tempo, tribali ed elettriche, trapuntate dalla sua voce. E Siouxsie, come molti grandi, soprattutto con quella voce inimitabile, sensuale, sospesa tra la ninna-nanna e l' anatema, tra poesie di vita e lamenti di morte, tra urli metallici e vocalizzi melodici di struggente bellezza, ha creato un' icona irripetibile. Ricordo l' emozione di vederla in quella che fù, credo, la sua prima apparizione "live" in Italia a Modena, Festa dell' Unità, nel lontanissimo 1983. Poi la rividi un altro paio di volte, ma quella serata fù magica e particolare. Lo spessore e l' arte di lei si percepivano appieno soprattutto nella dimensione del concerto, nel leggendario modo di vestirsi (poi riferimento per tante, tante ragazze dark, per anni) nel trucco, nella mimica e in una gestualità danzante che aveva un che di "gitano", rituale che imponeva attenzione, incantesimo e ti fascinava. Tanto che avresti seguito quella "regina della notte" ovunque ti avesse chiesto di andare. E quegli occhi felini splendidi, truccati come solo una imperatrice/sacerdotessa poteva fare, velati di decadente malinconia, ma allo stesso tempo ieratici e fieri. Una delle poche figure femminili per le quali avrei avuto un coinvolgimento anche erotico. Ci sono molti suoi pezzi ai quali sono legato, oltre a quelli citati sopra. Ma, tra tutti, "Swimming Horses" forse lo sceglierei come quello per me più rappresentativo. Chi non ha avuto la fortuna di "esserci" allora, o di essere troppo "piccolo" - e adesso non conoscerla - non si è perso tanto un nome della musica di quegli anni, ma un modo di essere artista femminile che oggi non si vede più (tranne rare eccezioni, tipo Bjork). Altri livelli. Altra bellezza e arte, a mio parere, di "rango superiore".



"SPELLBOUND" - live - (1983)

"Guidati dall'iconica Siouxsie Sioux, i Banshees hanno mosso i primi passi dal famoso "Bromley Contingent", il gruppetto di fans che seguiva i Sex Pistols. La band nacque per riempire un posto lasciato vuoto nel primo "festival internazionale del punk rock", e tenne il suo primo concerto, di cui esiste una registrazione non ufficiale, al "100 Club" di Malcolm McLaren di Londra il 20 settembre 1976. Il line up iniziale consisteva in Siouxsie Sioux, Steven Severin, Marco Pirroni (che poi entrerà negli Adam And The Ants) e Sid Vicious (poi nei Sex Pistols). Spettatori presenti hanno descritto il concerto come "terribile" e "una tortura".

Nel febbraio 1977 il gruppo, che girava intorno al nucleo centrale composto da Siouxsie e Severin, era diventato ormai una solida realtà nel panorama punk londinese, tanto da ottenere quasi per acclamazione popolare un contratto discografico con la Polydor. Pubblica il primo singolo, Hong Kong Garden (che raggiungerà la top 10 inglese), nel 1978, seguito immediatamente dall'album The Scream.



"HONK KONG GARDEN" (1978)

Il secondo album, Join Hands, viene pubblicato nel 1979, e include la versione completa (lunga circa 20 minuti) di The Lord's Prayer, una canzone che i Banshees avevano proposto anche nel loro primo concerto, in una versione assolutamente caotica e improvvisata, mischiando testi di canzoni famose come Smoke on the Water e Twist and Shout. Due giorni prima del debutto del tour promozionale per l'album, due membri (John Mc Kay e Kenny Morris), lasciano all'improvviso il gruppo, costringendo i rimanenti a recrutare in tutta fretta Robert Smith, chitarrista della loro band di supporto The Cure, e Budgie, precedentemente nei The Slits e Big in Japan. Budgie non lascerà mai più la band, mentre Robert Smith alla fine del tour verrà sostituito da John McGeoch. Ad ogni modo, la relazione di Smith con la band sarà complessa e molto prolungata: infatti egli tornerà nella band nel 1982, a causa delle gravi condizioni fisiche di McGeoch, dopo la pubblicazione degli album Kaleidoscope (1980), Juju (1981), A Kiss in the Dreamhouse (1982).



"MELT!" - live - (1983)

Nel 1983 il gruppo si prende una pausa: Siouxsie e Budgie formeranno il progetto The Creatures, che pubblica un album, Feast, mentre Steven Severin forma i Glove con Smith e pubblicherà Blue Sunshine. La band successivamente torna a lavorare, producendo il live Nocturne (1983) e l'album Hyaena (1984); in seguito Smith se ne andrà di nuovo per concentrarsi definitivamente sul suo gruppo alla fine del 1984, costringendo i Banshees a cercare un nuovo chitarrista. Sarà sostituito da John Valentine Carruthers. Al gruppo si aggiungerà anche il tastierista Martin McCarrick. Nel 1986 viene pubblicato Tinderbox, mentre nel 1987 escono il singolo Song From the Edge of the World (Smith torna di nuovo per una partecipazione sporadica) e l'album di cover Through The Looking Glass.



"CITIES IN DUST" (1985)

Dopo un'altra pausa, in cui i Creatures pubblicano Boomerang, i Banshees cominciano la parte finale della loro carriera, in cui ormai hanno raggiunto una elevata notorietà, pubblicando i tre album Peepshow nel 1988, Superstition nel 1991 (che contiene la loro canzone forse più famosa, Kiss Them For Me) e The Rapture nel 1995. Dopo la fine degli impegni relativi a questo album, nell'aprile 1996, il gruppo decide di sciogliersi, in polemica risposta al revival punk che sta avvenendo in quel periodo, testimoniato anche dal riformarsi dei Sex Pistols di Johnny Rotten. Siouxsie e Budgie, sposatisi nel frattempo nel 1991, si concentrano a tempo pieno sul loro progetto Creatures, mentre Severin fonda la propria etichetta, RE:, per la quale produce lavori sperimentali, colonne sonore di opere cinematografiche e teatrali e dischi di altri artisti.



"SWIMMING HORSES" (1984)

Nel 2002, però, un invito a suonare da parte del Coachella Music & Arts Festival, che si tiene annualmente in California, ha dato vita a un tour con la formazione originale, chiamato "Seven Year Itch Tour", che è accompagnato successivamente da un Best Of e dal CD/DVD registrato nelle serate di Londra, chiamato The Seven Year Itch. Il tour non ha seguito, anzi, il giorno dopo la sua fine, Siouxsie e Budgie si chiudono in studio per cominciare a lavorare al prossimo album dei Creatures, Hai!. Nel 2004 è uscito Downside Up, un box-set di 4 CD contenente b-sides e rarità, come l'EP The Thorn del 1984. Nel 2005 è cominciata l'operazione che vedrà ripubblicato ogni album di studio della band, a partire da The Scream, con contenuti speciali, demo e inediti."
(Da Wikipedia)

sabato, ottobre 21, 2006

IL TEMPO NON ASPETTA NESSUNO, VERO FREDDIE?



FREDDIE MERCURY "TIME" - (1986)

Questo pezzo è poco conosciuto. Fu composto e interpretato da Freddie come tema conduttore del musical teatrale "Time", del 1986 (di Dave Clark). A detta di molti, soprattutto suoi estimatori, è forse uno dei suoi momenti più alti a livello artistico. Il testo, come del resto altri suoi con in Queen, sembra presagire quello che purtroppo di lì a pochi anni sarebbe avvenuto.


Time waits for nobody
Time waits for nobody
We all must plan our hopes together
Or we'll have no more future at all
Time waits for nobody

We might as well be deaf and dumb and blind
I know that sounds unkind
But it seems to me we've not listened to
Or spoken about it at all
The fact that time is running out For us all

Time waits for nobody
Time waits for no one
We've got to build this world together
Or we'll have no more future at all
Because time, it waits for nobody

You don't need me to tell you what's gone wrong
You know what's going on
But it seems to me we've not cared enough
Or confided in each other at all
It seems that we've all got our backs Against the wall

Time, Time waits for nobody
Time, waits for no one
We've got to trust in one another
Or there'll be no more future at all

Yeah, Time waits for nobody
No no, Time don't wait for no one
Let's learn to be friends with one another
Or there'll be no more future at all

Time, Time waits for nobody
Waits for nobody
Time, time, time, time...
Waits for nobody at all
Time waits for nobody
Time don't wait, waits for no one
Let us free this world forever
And build a brand new future for us all
Time
Waits for nobody, nobody, nobody
For no one

venerdì, settembre 15, 2006

L' ETERNITA' IN UN' ORA


"Vedere il mondo in un granello di sabbia
E il cielo in un fiore di campo,
Tenere l' infinito nel palmo della tua mano,
E l' eternità in un' ora."


William Blake, "Auguries of innocence"



Lisa Gerrard - "Sanvean"

mercoledì, settembre 13, 2006

LA "SERPENTA" DIAMANDA SU MADONNA


"Grazie a Dio gli americani conoscono Maria Callas. Ho letto che Madonna, quella stronza che canta col naso, voleva recitare la parte della Callas nel film di Zeffirelli. Avrei preferito vederla morta, la sola idea che quella fottuta succhiacazzi potesse interpretare la Callas è una blasfemia: se la chiesa italiana avesse a cuore la bellezza e l'arte dovrebbe intervenire per evitare queste assurdità, non per contestare le mie performance. Anche Frida Kahlo recitata da Selma Hayek è uno strazio, Hollywood è un covo di puttane che vogliono impersonare grandi artisti"


Diamanda Galas

Secondo me è lei una grande. Non sono riuscito ancora a vederla in concerto, ma ho visto pezzi di sue performance sul web, delle quali una segue qui sotto.... Al più presto le dedicherò un post dettagliato. Pazzesca e bravissima.


mercoledì, settembre 06, 2006

IN MEMORIAM

Ieri, 5 settembre, Freddie Mercury avrebbe compiuto 60 anni. Vorrei ricordarlo con qualche impressione e memoria personale, evitando biografie e date (tanto è tutto abbastanza noto di lui). Inutile osservare che i Queen non avrebbero potuto essere quello che sono stati senza Freddie. Personalmente, trovo molto discutibile la recente operazione del resto della band che è stata in tournee con, come sostituto di Freddie, Paul Rodgers. Non metto in dubbio le qualità del "sostituto", ma mi sembra un voler lucrare a tutti i costi col vecchio, glorioso, "marchio di fabbrica"... E i Queen, le loro canzoni, senza Freddie e la sua voce e la sua presenza sul palco, sono come la pizza senza il pomodoro e la mozzarella, o come la birra "senza alcool". Per quanto mi riguarda, anche se ho avuto una formazione musicale (parlo di gusti) abbastanza eterogenea, che cambiò parecchio nelle varie fasi della mia vita, i Queen furono la mia prima "cotta" musicale in assoluto. Questa passione in certi momenti si è affievolita, ma prima o poi è sempre ritornata fuori, come è accaduto anche di recente. Avevo circa 16 o 17 anni quando scattò l' amore per loro ma, soprattutto, per Freddie e la sua strepitosa, potente, magica voce. Una voce che mi ha sempre catturato, sbalordito, ammaliato e dato emozioni che non ho provato così per altri artisti o cantanti. Quel suo timbro, quel suono alto, femminile quasi, estesissimo, dal vibrato "retrò" (vicino a Edith Piaf forse?) e con un che di ...."boehemien" eppure, allo stesso tempo, nuovo e mai sentito prima. Una voce che era musicalità, melodia e magia allo stato puro. Unica. Irripetibile. Inimitabile. E non credo di avere esagerato nel tentare di descriverla. Ricordo le prime volte che sentivo "Bohemian Rhapsody": questo misto tra rock e opera, voci possenti, piano e ovviamente la leggendaria parte di voce di Freddie, all' inzio e alla fine. Un pezzo che venne giudicato troppo lungo, ma ebbe un successo clamoroso, anche se, come molte canzoni dei Queen, venne preso "sottogamba" da parte di parecchia critica giornalistica musicale. Troppo barocchi, pomposi - scrivevano - e collegati al "vecchio" rock anni '70, che di lì a poco sarebbe stato sbeffeggiato e messo in secondo piano dall' avvento del punk e della new wave... Eppure "Bohemian Rhapsody" e tutto il resto che hanno fatto i Queen, non solo è rimasto, ma viene continuamente riscoperto,"coverizzato" e rivalutato. Mi suona sinistra la notizia che ieri le autorità dello Zanzibar (l' isola di origine di Freddie) si sono, mi pare, dissociate, o comunque non appoggiavano la festa che si è tenuta in suo ricordo "perchè è un disonore associare uno come Freddie (omosessuale) a una comunità devota all' Islam"... Non sono per niente razzista e, anzi, da buddhista ho valori legati alla tolleranza, al rispetto e all' integrazione tra culture, in questo pianeta che stà sempre diventando più piccolo e povero di risorse per tutti. Ma... mi chiedo se sia giusto qui in Italia dare il voto a persone la cui matrice religiosa poi non favorirebbe il valore laico (e quindi di rispetto verso tutte le diversità) della nostra costituzione. Siamo già abbastanza penalizzati - in questo senso - dal "macigno" della Chiesa Cattolica e del Vaticano. Freddie era certamente un tipo "sopra le righe" in tutto ma, rispetto la sua omosessualità, penso fosse qualcuno che la viveva come una parte di sè, non come un elemento "centrale" della sua vita: era solo un pezzo di quel particolarissimo mosaico. Grande onore e memoria a lui.