mercoledì, novembre 15, 2006

LO SPECCHIO DELLA VITA


IL GOHONZON

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

L’esigenza, spesso inconscia, di avere qualcosa verso cui dirigere i propri sforzi, la propria ambizione, è qualcosa di innato negli esseri umani. È del tutto naturale, entro certi limiti, desiderare, ad esempio, una buona carriera lavorativa o una sicurezza economica. Le cose si complicano quando denaro, successo, cultura o quant’altro finisce per occupare il centro dell’esistenza e tutti i valori della nostra vita si strutturano in base a questo obiettivo supremo, legando a esso tutta la nostra felicità. In un certo senso, stiamo creando un oggetto di culto. Scriveva a proposito Richard Causton: «L’esigenza di avere un oggetto di culto non è tipica soltanto della religione. Ciascuno di noi, in modo più o meno consapevole, se ne crea uno che, anche se astratto e personale, assolve la stessa funzione dell’oggetto di culto religioso: fornire cioè un punto di riferimento verso cui indirizzare le proprie ambizioni, le speranze, i desideri. Per molti la famiglia viene posta al di sopra di tutto, altri mettono al primo posto la carriera, il denaro, i beni materiali, la cultura, un cantante, un divo del cinema, gli animali. Un oggetto di devozione è ciò per cui viviamo, su cui basiamo la nostra felicità, e che influenza ogni aspetto della nostra vita. Spesso capiamo quale sia questo oggetto solo nel momento in cui lo perdiamo: quando il nostro compagno o compagna ci lascia, quando ci viene rubata la macchina, quando la nostra promettente carriera si blocca». Il punto è allora: su che cosa stiamo basando la nostra vita? O ancora, a che cosa ci stiamo appoggiando? Finché ci ancoriamo a qualcosa di esterno a noi, qualcosa di mutevole come tutto ciò che ci circonda, saremo come una banderuola in balia dei venti. Nichiren Daishonin iscrivendo il Dai-Gohonzon fornì il corretto oggetto di culto a tutta l’umanità: perfetto, puro e immutabile. E dentro la vita: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te…» scrive a una sua seguace (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, p. 203).
E continua: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, ovunque tu vada». Quindi l’unica cosa a cui conviene “appoggiarsi” è il Gohonzon.

Perfettamente dotato
Come è possibile che in un mondo in continuo mutamento esista qualcosa con queste caratteristiche? In altre parole che cos’è il Gohonzon? In varie lettere e trattati Nichiren ha cercato di rispondere a questo interrogativo. Scrive ad esempio: «Io, Nichiren, ho iscritto questo Gohonzon in sumi (inchiostro cinese, n.d.r.) trasfondendovi la mia anima, perciò credi in esso» (ibidem, p. 150). Il Gohonzon rappresenta quindi la vita del Budda Nichiren e mandala, il termine che usa il Daishonin per descriverlo, in sanscrito vuol dire “perfettamente dotato”, perfettamente dotato della condizione vitale della Buddità. Qual è la differenza tra la vita descritta nel Gohonzon e la nostra? Nel Gohonzon tutte le caratteristiche e le funzioni che noi stessi possediamo sono ordinate, anzi illuminate, dalla Buddità, in perfetta armonia con la Legge mistica, la Legge universale della vita. Possiamo dire che il Daishonin si è illuminato a questa Legge universale e ha concretizzato questa perfetta fusione tra la persona e la Legge (o, se vogliamo, tra la realtà oggettiva e la sua saggezza) in un mandala. Al centro dell’Oggetto di culto infatti appare la scritta Nam-myoho-renge-kyo Nichiren. Quando pensiamo all’iscrizione del Gohonzon da parte di Nichiren non dobbiamo pensare a una semplice copiatura o a un’operazione tecnica. Nel Gohonzon egli trasfuse tutta la sua forza, la sua convinzione, la sua determinazione: «Si dice che il leone, re degli animali, avanzi tre passi poi si raccolga su se stesso per saltare, sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell’attaccare un animale feroce. Nell’iscrivere questo Gohonzon per la sua protezione, Nichiren è uguale al re leone. Questo è ciò che intende il Sutra con “la forza di un leone all’attacco”» (ibidem, p. 149).

Chi va con lo zoppo…

Nichiren trasmise la sua condizione vitale di Budda nell’oggetto di culto. Recitando Daimoku davanti al Gohonzon, quest’ultimo agisce da causa esterna permettendoci di manifestare la nostra Buddità, anche se non ne siamo sempre consapevoli. Una lettera scritta da una persona che ci ama è in grado di risvegliare in noi lo stesso sentimento. Anche la musica o la poesia è in grado di farci rivivere la condizione vitale del suo autore. Altrettanto si può dire per i quadri, le opere d’arte in generale o le opere architettoniche: esse attivano in noi precise condizioni o stati vitali. Tornando ogni giorno, mattina e sera, di fronte alla vita di Nichiren, manifestiamo sempre più la sua stessa mente, cioè la stessa condizione vitale. Il desiderio del Daishonin, come del resto quello dei Budda che lo hanno preceduto, era che tutte le persone potessero ottenere il suo stesso stato vitale, diventando forti, coraggiose e felici. Analogamente Shakyamuni manifestava nel Sutra del Loto il «desiderio di rendere tutte le persone uguali a me». Il loro scopo fondamentale, in altre parole, era quello di permettere a tutte le persone di ottenere il supremo stato vitale della Buddità. Iscrivendo il Gohonzon, Nichiren diede lo strumento per realizzare questa fusione tra il maestro e il discepolo, per ottenere la sua stessa mente, superando in questo modo, per altro, ogni possibile problema di trasmissione dell’insegnamento tra il fondatore e i seguaci. Un vecchio proverbio recita: «Chi va con lo zoppo impara a zoppicare». Attraverso il nostro contatto quotidiano con la vita illuminata di Nichiren, grazie all'incessante relazione con la Buddità espressa nel Gohonzon, la nostra tendenza vitale dominante si stabilizza pian piano sul mondo di Budda. È proprio come un ago che avvicinato a una calamita si magnetizza o, per usare un esempio caro al Daishonin, come il rovo che, crescendo in un campo di canapa, “impara” a crescere dritto.

Dentro la vita
Il Gohonzon da un lato è un oggetto, e quindi fuori di noi, ma rappresenta qualcosa che ognuno, in maniera più o meno manifesta e consapevole, possiede nel proprio intimo. Ed è questa preziosa gemma che ciascuno possiede, la vita del Budda, il nostro vero oggetto di culto. Quando si parla di religione o di oggetto di culto si è naturalmente portati a pensare a una relazione con un essere superiore, ma questa relazione di subalternità è assolutamente estranea al Buddismo di Nichiren Daishonin. Ottenendo la Buddità non riceviamo qualcosa dall’esterno ma risvegliamo qualcosa che dormiva dentro di noi, proprio come leggendo un racconto allegro risvegliamo la gioia o leggendo una lettera della persona amata ci si infiamma il cuore. Chiarisce difatti Nichiren: «Il Gohonzon esiste nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (ibidem, pp. 203-204). Quando riveriamo e riponiamo fede in questo oggetto di culto, quando rispettiamo la vita, quella nostra e quella altrui, e la consideriamo il bene più prezioso, il Gohonzon la protegge, proprio come una persona che inchinandosi verso uno specchio vede l’immagine riflessa che si inchina verso di lei. «Quando uno abbraccia questo mandala, tutti i Budda e tutti gli dèi si raduneranno intorno a lui accompagnandolo notte e giorno, come i guerrieri proteggono il loro signore, come i genitori amano i loro figli, come i pesci dipendono dall’acqua, come gli alberi e le piante desiderano la pioggia, come gli uccelli si affidano agli alberi. Devi riporre la tua fiducia in esso» (ibidem, vol. 7, pag. 245).

Fede e comprensione
Il Budda Shakyamuni espresse la sua Illuminazione nel Sutra del Loto rappresentando la sacralità della vita, cioè la suprema condizione della Buddità, con una torre preziosa, uno straordinario e gigantesco edificio ricoperto di gioielli che emerge dalla terra e si solleva in aria assieme a tutta l’assemblea. Il saggio cinese T’ien t’ai rivelò la sua Illuminazione, cioè la stessa perfetta comprensione della vita, nel Maka Shikan, in particolare attraverso il principio di ichinen sanzen, dove i fondamenti del Sutra del Loto assumono forma organica. L’illuminazione di Nichiren è espressa nel Gohonzon, che raffigura la torre preziosa e il principio di ichinen sanzen: «Questo mandala – spiega il Daishonin – non è in alcun modo un’invenzione di Nichiren … È l’Oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella torre preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice».
Ma non stiamo parlando di luoghi fantastici o paradisi lontani: «Non esiste altra torre preziosa che gli uomini e le donne che abbracciano il Sutra del Loto» scrive Nichiren a un credente che aveva spedito delle offerte. «Abutsu-bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Senza questa consapevolezza tutto il resto è inutile… Potresti pensare di aver fatto offerte alla torre preziosa del Budda Taho, ma non è così. Tu stesso sei un vero Budda che possiede le tre virtù dell’illuminazione. Recita Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione. Allora il luogo dove reciti Daimoku è il luogo della torre preziosa» (ibidem, vol 4, pag. 212). Così, condotti da Nichiren, siamo giunti al punto cruciale: occorre una “consapevolezza” senza la quale «tutto il resto è inutile», è necessaria una “convinzione” per innescare il processo verso la Buddità, per fare del luogo dove conserviamo il Gohonzon il «luogo della torre preziosa». In effetti, parlando del Gohonzon, abbiamo finora cercato di spiegare qualcosa che è per sua natura difficile da spiegare e difficile da comprendere proprio perché è l’essenza dell’illuminazione di Nichiren. Abbiamo cercato di far diventare comprensibile qualcosa che sfugge alla comprensione logico-razionale: il Gohonzon si comprende solo con la fede. Il Gohonzon si attiva solo con la fede. «Credi in questo mandala con tutto il tuo cuore. Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito del leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo? […] Tutto dipende dalla tua fede. Una spada sarà inutile nelle mani di un codardo (…) Raccogli la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora cosa non può essere realizzato?» (ibidem, pp. 149-150). Addirittura la sua iscrizione, avvenuta il 12 ottobre del 1279, è stata possibile solo dopo che i discepoli avevano dimostrato una fede incrollabile, mostrandosi pronti a sacrificare la propria vita pur di non abbandonare la fede. Senza questa fede il Gohonzon sarebbe stato (e sarebbe tutt’ora) del tutto inutile.

(da Buddismo e Società n.96 gennaio febbraio 2003
Principi fondamentali: "Il Gohonzon" di Lodovico Prola)


DESCRIZIONE DEL GOHONZON


Cosa c'è scritto nel Gohonzon?

«Questo
mandala non è in alcun modo un'invenzione di Nichiren. È l'Oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice. I cinque caratteri del Sutra del Loto sono iscritti al centro della Torre preziosa, mentre i quattro Re celesti sono seduti ai quattro angoli. I Budda Shakyamuni e Taho e le quattro guide dei Bodhisattva della Terra sono allineati in alto. Seduti sotto di loro sono i bodhisattva Fugen e Monju e gli uomini di Studio, inclusi Shariputra e Maudgalyayana. A fianco di questi stanno gli dèi del sole e della luna, il Demone del sesto cielo, il Re Drago e Ashura; Fudo e Aizen si collocano rispettivamente a sud e a nord. Ci sono anche il perfido traditore Devadatta e l'ignorante figlia del Re dei Naga. Il demone Kishimojin appare con le sue dieci figlie, che succhiano la linfa vitale delle persone in tutto l'universo. Sono presenti anche le divinità guardiane del Giappone: Tensho Daijin e il bodhisattva Hachiman in rappresentanza dei sette ranghi di dèi celesti, dei cinque ranghi di dèi terreni e di tutte le altre divinità maggiori e minori. Dal momento che tutti gli dèi appaiono nella loro essenza, devono apparire anche nelle loro manifestazioni. Il capitolo Hoto afferma: "Tutta l'assemblea stava sollevata in aria". Nel Gohonzon dimorano tutti i Budda, bodhisattva e grandi santi, come pure gli otto gruppi di esseri senzienti dei due regni che appaiono nel primo capitolo del Sutra del Loto. Illuminati dai cinque caratteri della Legge mistica, rivelano la natura illuminata che possiedono intrinsecamente. Questo è il vero Oggetto di culto»
(
Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 202).

Un'immagine da leggere con il cuore, più che con gli occhi. Anzi, concentrarsi sul significato di ogni singolo ideogramma può addirittura allontanarci dal sentire quella profonda relazione con la vita del Budda che Nichiren voleva esprimere iscrivendo il Gohonzon. Fatta questa premessa e data quindi la giusta dimensione all'aspetto descrittivo, proviamo a fare una "mappa" del Gohonzon. Il Gohonzon davanti al quale noi della Soka Gakkai stiamo praticando attualmente, stampato da una matrice realizzata a partire da un Gohonzon iscritto il 13 giugno del 1720 dal patriarca Nichikan, riproduce molto fedelmente il Dai-Gohonzon.
Qui riportiamo la descrizione del Gohonzon di Nichikan. Gli ideogrammi - cinesi antichi e giapponesi - si possono dividere in "blocchetti". Al centro, dall'alto, c'è scritto "Namu-myoho-renge-kyo Nichiren". Nel blocchetto in alto a sinistra, dall'interno, si trovano raffigurati Shakyamuni che rappresenta la saggezza soggettiva, l'insegnamento originale e i benefici interiori, e le guide dei Bodhisattva della Terra Jyogyo (Pratiche Pure) e Anryugyo (Pratiche Salde). Il bodhisattva Jyogyo rappresenta la purezza, la forza vitale senza i vincoli della sofferenza dovuti ai desideri terreni e al karma. Il bodhisattva Anryugyo rappresenta la capacità di godere pienamente della vita e il potere di cambiare qualunque circostanza in gioia e valore. Nell'altro blocchetto, quello di destra, partendo dall'interno, sono raffigurati il Budda Taho (Molti Tesori) - che simboleggia la realtà oggettiva, l'insegnamento transitorio e i benefici manifesti - e le altre due guide dei Bodhisattva della Terra, Jogyo (Pratiche Superiori) e Muhengyo (Pratiche Illimitate). Jogyo rappresenta la capacità di far emergere la consapevolezza della propria identità e la motivazione per avanzare e crescere. Muhengyo rappresenta la saggezza, la capacità di espansione senza limiti, la fiducia nell'eternità. Poiché nel Gohonzon è rappresentata la vita in tutti i suoi aspetti, molti dei personaggi corrispondono ad alcuni dei dieci mondi. Shakyamuni e Taho simboleggiano il mondo di Buddità. Le guide dei quattro Bodhisattva della Terra il mondo di bodhisattva. Nei due blocchetti sottostanti si trovano: a sinistra Taishaku (in sanscrito Shakra, Indra), Gatten (il dio della luna) e Myojoten (il dio delle stelle); a destra Bonten (in sanscrito Brahma), Dai-Rokuten-no-mao (in sanscrito Mara, il demone del sesto cielo) e Nitten (il dio del sole). Simboleggiano tutti il mondo di Estasi. La rappresentazione dei dieci mondi continua nei blocchetti ancora sottostanti: a sinistra si trovano le Jurasetsunyo (Avidità), e il re drago Ryu-o (Animalità). A destra, Kishimojin, madre delle dieci Jurasetsunyo (Avidità). Negli ultimi blocchetti in basso, proprio accanto ai due ideogrammi di Nichiren, vi sono a sinistra Hachiman (divinità protettrice), seguita dal Gran Maestro Dengyo (che indica la corretta trasmissione della Legge). In questa zona compaiono anche la firma del patriarca "autore" del Gohonzon e la frase «Copiato rispettosamente». A destra, dall'interno, si trovano invece la divinità protettrice Tensho Daijin e il Gran Maestro T'ien-t'ai (che ha la stessa funzione di Dengyo). È qui che compare la frase «Questo grande mandala non è mai apparso in tutto il mondo nei duemiladuecentotrenta e più anni dalla morte del Budda». Gli ideogrammi più esterni, quelli che ai quattro lati chiudono il Gohonzon, rappresentano i Re Celesti, che simboleggiano la purificazione dei sensi e proteggono i quattro angoli dell'universo, e altre divinità protettrici. A sinistra, in alto si trova Bishamontenno e in basso Zochotenno. Bishamontenno è l'udito, la sua purificazione, la capacità di ascoltare gli insegnamenti del Budda e di proteggere coloro che praticano il Buddismo. Zochotenno rappresenta la libertà dai bonno, i desideri terreni, e, in senso più ampio, dalle sofferenze. Al centro, in sanscrito antico, è indicata Fudo Myo-o, una divinità protettrice che rappresenta il principio di shoji soku nehan (le sofferenze di nascita e morte sono nirvana). Nei tre blocchetti all'estrema destra, in alto si trova Jikokutenno (mantenere il paese sicuro e pacifico) e in basso Komokutenno (focalizzarsi sulla natura demoniaca e trasformarla), gli altri due Re Celesti. Al centro si trova, in caratteri del sanscrito antico, Aizen Myo-o, una divinità protettrice che rappresenta il principio di bonno soku bodai (i desideri terreni sono Illuminazione). In basso al centro si trova, poi, la data di iscrizione del Gohonzon, 13 giugno del quinto anno di Kyosho (1720). Vi sono inoltre due frasi: in alto a destra, tra Komokutenno e Muhengyo, c'è scritto «Alla persona che calunnia si romperà la testa in sette pezzi»; in alto a sinistra, tra Bishamontenno e e Anryugyo, c'è scritto «Chi loda accumula fortuna oltre i dieci nomi del Budda».

La Torre preziosa
Questa è allora la scena che abbiamo davanti agli occhi: in alto Shakyamuni e Taho, l'uno che espone il Sutra del Loto, l'altro che ascolta rapito e beato ed esclama: «Eccellente, eccellente! [...] tutto ciò che hai esposto è la verità!» (SDL, 222). Di lato, di sotto, a destra e a sinistra, Budda, bodhisattva, re, divinità protettrici, esseri divini ma anche demoniaci. Tutti "seduti" intorno a Namu-myoho-renge-kyo e a Nichiren, come se rendessero omaggio a questa Legge universale, come se partecipassero a una cerimonia il cui centro, Nam-myoho-renge-kyo, risuona e risplende. E in effetti partecipano davvero a una cerimonia.
La cerimonia dell'apparizione della Torre preziosa, che emerge dalla terra e si libra in cielo, raccontata nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto. Una scena di grande meraviglia, di infinita magia, che rende con parole poetiche e toccanti quello che si riesce a percepire sedendosi di fronte al Gohonzon e recitando Nam-myoho-renge-kyo. Quando per la prima volta si sente che la vita è infinita. Che è un accumulo di gioielli. Che è vasta come l'universo. Che si innalza nel cielo e affonda le radici nella terra. Che proprio lì, proprio dove queste radici si ramificano, diventano forti, crescono e si nutrono, proprio lì dove ci sono la sofferenza e l'arroganza, il dolore e la gioia, proprio lì, si trova anche uno stato perfetto. «Nello specchio della Torre preziosa (cioè del Gohonzon) - dice Daisaku Ikeda nella Saggezza del Sutra del Loto - vediamo la Torre preziosa che esiste dentro di noi, percepiamo che noi stessi siamo la Torre preziosa» (La saggezza del Sutra del Loto, Esperia, vol. 2, p. 105). Dice anche: «La nostra vita è una maestosa Torre preziosa, ma è una verità che ci sfugge. Vedere la Torre preziosa significa vedere questa verità. La cerimonia della Torre preziosa è lo specchio che ci rivela la vera entità della nostra vita. Anche il Gohonzon iscritto da Nichiren Daishonin ispirandosi a questa cerimonia è il limpido specchio in cui possiamo scorgere il nostro vero io» (Ibidem, p. 98). E infatti Nichiren nel Gosho scrive: «Ora, quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, vedono e comprendono tutti i fenomeni come riflessi in un limpido specchio. Questo limpido specchio è il Sutra del Loto e, specificamente, è il capitolo L'apparizione delle Torre preziosa» (GZ, 763).
Questo capitolo inizia così: «A quel tempo al cospetto del Budda apparve una Torre decorata di sette tesori, alta cinquecento yojana, larga e profonda duecentocinquanta, che, emersa dalla terra, si librava sospesa nell'aria. Era adornata con oggetti preziosi di ogni genere; cinquemila balaustre, mille, diecimila nicchie e innumerevoli vessilli e stendardi la decoravano. Ghirlande di gemme, dieci miliardi di campanelli ingioiellati pendevano da essa; un profumo di sandalo tamalapatra emanava dai quattro lati e pervadeva il mondo intero. Gli stendardi e i drappi erano fatti di sette tesori, oro, argento, lapislazzuli, madreperla, agata, perla e cornalina, e raggiungevano i palazzi dei Quattro Re Celesti. Gli dèi del cielo Trayastrimsha fecero piovere fiori celesti di mandarava come offerta alla Torre preziosa e altri esseri celesti, draghi, yaksha, gandharva, asura, garuda, kimnara, mahoraga, esseri umani e non umani, una moltitudine di migliaia, decine di migliaia, milioni di esseri offrirono ogni genere di fiori, incenso, collane, stendardi, drappi e musica in omaggio alla Torre preziosa in segno di reverenza, onore e lode» (SDL, 221). Tanta e tale è la bellezza del nostro stato interiore più profondo, più vero, più saggio, più puro. Uno stato perfettamente "riprodotto" nel Gohonzon. E che appartiene a ognuno di noi: «Nell'Ultimo giorno della Legge, non esiste altra Torre preziosa che gli uomini e le donne che abbracciano il Sutra del Loto. Perciò ne consegue che coloro che recitano Nam-myoho-renge-kyo, qualunque sia la loro condizione sociale, sono essi stessi la Torre preziosa e il Budda Taho (Molti Tesori) [...] Abutsu-bo è la Torre preziosa stessa e la Torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Senza questa consapevolezza tutto il resto è inutile» (La Torre preziosa, SND, 4, 212). Questo perché, come spiega il presidente Ikeda: «La Torre adorna dei sette tesori è la grande e nobile forma originaria della nostra vita. [...] Vedendo la Torre preziosa sospesa nell'aria i partecipanti all'assemblea videro se stessi. Senza dubbio videro un io incrollabile, solenne e torreggiante nell'universo. Per questo si parla di "limpido specchio". Anche il fatto che la Torre preziosa emerga dalla terra riveste un significato. La terra rappresenta la realtà dei nove mondi, la vita degli esseri umani. La Torre preziosa rappresenta la vita del Budda, ma il suo emergere dalla terra indica che gli esseri umani possono farla emergere nella propria vita. Poiché i nove mondi contengono in sé il mondo di Budda, la Torre preziosa emerge dalla terra» (La saggezza del Sutra del Loto, Esperia, vol. 2, p. 109).

(Buddismo e Società n.112 settembre ottobre 2005
Speciale Il Gohonzon: la mappa della vita)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

cercando informazioni su internet ho trovato questa pagina... ti faccio i miei complimenti.. molto bello... !!! Eleonora..

Anonimo ha detto...

Grazie, era quello che avevo bisogno di leggere proprio oggi
Sus

jessica ha detto...

stasera devo andare a zadankai e mi serviva proprio un'approfondimento sul gohonzon!che fortuna!grazie e complimenti per il blog

jessica ha detto...

è tanto che pratichi?dove fai attività?io sto cercando un gruppo a borgo panigale perchè mi sono trasferita da san donato.se sai aiutarmi ti lascio la mia e-mail:jessica.distefano@hotmail.it